di Elisa Prestianni

Elisa Prestianni - Link Campus University, relatrice professoressa Daniela Mainenti

Tra i principi costituzionalmente garantiti che vincolano il legislatore nella disciplina delle funzioni del P.M. emerge quello dell’obbligatorietà dell’azione penale sancito dall’art. 112 della Costituzione il quale garantisce due ulteriori principi, ossia l’eguaglianza di tutti i cittadini di fronte alla legge e l’indipendenza del Pubblico Ministero.
Nonostante abbia costituito una delle conquiste più qualificanti della nostra Carta costituzionale, oggi esso è oggetto di una ineffettività concreta tale da portare ad interrogarsi sulla possibilità di mantenerlo, oppure di abbandonarlo scorrendo verso forme di discrezionalità controllata.
L’inefficacia di tale principio ha da sempre costituito una delle molteplici cause che ha giustificato proposte volte a separare le carriere tra Magistrati giudicanti e requirenti.
A partire dalla metà degli anni Novanta, gli eccessi nell’attivismo politico di alcuni magistrati requirenti nel perseguire le infiltrazioni mafiose ed il sistema tangentizio radicati nella pubblica amministrazione, favorirono il diffondersi della convinzione che era necessario introdurre forme di controllo dell’attività del Pubblico Ministero da parte degli organi di indirizzo politico.
Inoltre la facilità di passaggio dalla funzione di accusa a quella giudicante, la progressiva accentuazione dell’autonomia del singolo magistrato, il c.d. protagonismo giudiziario hanno spinto di recente l’Unione delle Camere Penali Italiane, al fine di garantire la terzietà del Giudice e più in generale il principio del giusto processo, a presentare una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare volta a separare le carriere di Giudici e di Pubblici Ministeri, prevedendo due distinti organi di autogoverno della Magistratura, la selezione dei magistrati attraverso concorsi separati, e infine la modifica dell’art. 112 della Costituzione, con la previsione di esercizio dell’azione penale «nei casi e secondo i modi previsti dalla legge».
Diversa è la posizione dell’Associazione Nazionale Magistrati, a parere della quale la proposta di riforma introduce delle modifiche che stravolgono l’impianto costituzionale e incidono sui presidi posti a tutela della indipendenza e della autonomia della Magistratura e per la quale separare le carriere equivale ad assoggettare il Pubblico Ministero al potere politico.
Vi è di più. La prima fase del procedimento penale è quella delle indagini preliminari nella quale l’Autorità giudiziaria dispone direttamente della Polizia Giudiziaria.
Considerando che il Pubblico Ministero oggi è indipendente dal potere politico, mentre l’ufficiale o l’agente di Polizia giudiziaria appartiene alle forze di Polizia militarmente organizzate e inserite all’interno di una gerarchia al cui vertice vi è il Ministro a cui rispondono e da cui ricevono gli ordini, conformandosi di conseguenza alle scelte politiche del Governo, ci si chiede: lo “status militis” della Polizia Giudiziaria è compatibile con l’obbligatorietà dell’azione penale? Oppure l’esecutivo potrebbe ottenere il controllo della stessa?
Inoltre, si assiste ad un ampliamento degli spazi di autonomia investigativa della Polizia Giudiziaria, cui corrisponde il restringimento della sua dipendenza funzionale dall’organo requirente: allora è ancora corretto considerare il Pubblico Ministero come “dominus” delle investigazioni?
Tra i principi che regolano il nostro sistema penale vi è il principio del contraddittorio per il quale, di regola, la prova deve formarsi in dibattimento, oralmente e nella parità delle parti processuali.
Esso, quale cardine del modello accusatorio, convive nel nostro ordinamento con il principio di “non dispersione della prova”.
Tuttavia troppo spesso si assiste ad una anticipazione della prova, anche mediante l’istituto dell’incidente probatorio, e ad uno “svuotamento” di significato di tale principio. Gli elementi raccolti durante le indagini preliminari tendono a trasformarsi in prove, acquistando una grande forza propulsiva rispetto invece alla prova orale che, sempre più spesso non supera il vaglio del tempo.  Ci si chiede in questo contesto quale sia il vero ruolo del principio del contraddittorio: istruttorio o accusatorio?
Altro aspetto “controverso” è quello attinente al rapporto tra il Pubblico Ministero e il Giudice per le indagini preliminari (G.I.P.) in merito al rigetto della richiesta di archiviazione e quindi alla delimitazione dei poteri di controllo attribuiti a quest’ultimo sull’operato del Pubblico Ministero.
Donne Tacchi Argento argento Delle D'argento 924 Sandali Peperosa qXP64wC1 Il rischio è che il sistema prospettato dal codice di rito possa consentire al G.I.P. di travalicare i confini del lavoro investigativo del Pubblico Ministero con conseguente violazione del principio della obbligatorietà dell’esercizio dell’azione penale di cui all’art. 112 Cost. e che possa essere condizionata in qualche modo la terzietà della funzione giurisdizionale.
Tuttavia se si limitasse il potere del G.I.P. al solo petitum del Pubblico Ministero, impedendo al Giudice di richiedere lo svolgimento di ulteriori indagini su una prospettiva diversa da quella individuata dall'ufficio di Procura, «si delegherebbe all'arbitrio dell'organo assoggettato a controllo, il potere di ritagliare la quantità e la qualità dell'intervento del controllore».

3 commenti

  • mah ... sicuramente è anche bene che si facciano questi excursus tra definizioni delle leggi ed azioni contrappositorie degli accusati durante i processi, ma, come al solito, mi fermerei più a considerare la REALTA' dei fatti e GLI OBIETTIVI DA RAGGIUNGERE al fine di migliorare la connivenza civile, e con essa la nostra società e socialità ...

    Ma ben vengano questi autentici studi che, pur guardando in modo parziale. un fenomeno evidente COMUNQUE RIBADISCONO IN MODO POTENTE che non solo le mafie esistono per la complicità dei politici MA che ANCHE ANCHE L'AZIONE DELLA GIUSTIZIA E' COMPROMESSA ED INTRALCIATA DAL POTERE POLITICO MAFIOSO ... e non solo per la corruzione che è stata indotta nella stessa magistratura con Pubblici Ministeri indolenti e Giudici che emettono sentenze pilotate, ma PROPRIO NEL CERCARE DI INTACCARE LE FONDAMENTA DEL DIRITTO PUBBLICO che, lo ricordo per chi se lo fosse scordato, NON E' SOLO UNA QUESTIONE DI "LEGALITA'" NEL SENSO STRTTO DEL TERMINE, MA E' SOLO IL PRESUPPOSTO INDISPENSABILE PER UNA SOCIETA' CIVILE E CHE SAPPIA PERDURARE SE STESSA NEL TEMPO.
    Non a caso la stele di Hammurabi è considerato un grandissimo segno di civiltà e non solo di legalità.

    Ma per parlare di "mafie", ed anche qui insisto, non è sufficiente parlare solo delle "mafie nere" ma è necessario iniziare a parlare anche delle "mafie bianche" ... io attendo pazientemente che questo blog si "accorga" della loro esistenza ... come a suo tempo attesi pazientemente che si accorgesse dello stretto connubio tra mafie e politica, che più che un connubio ormai dai tanti articoli qui scritti sembra più una "osmosi" ...
    ed allora diventa giusto domandarsi "perchè" esista questa osmosi ... e la risposta, come al solito diventa ovvia ... quando la domanda che ci si pone è quella "giusta" ...
    ed io comunque l'ho già anticipata ...
    GA

  • Mi si consenta una precisazione.

    L' assunzione del materiale probatorio nel corso delle indagini preliminari
    avviene solamente nei casi tassativamente previsti dalla legge.
    A margine preme poi ricordare come nel caso del Incidente Probatorio
    l' assunzione della prova avviene con l' osservanza delle disposizioni previste
    per la celebrazione del dibattimento e con tutte le relative garanzie

    Cordialmente

    GM

  • La consenta anche a me gentilmente.

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    Oltre ad essere completamente d'accordo con il Sig. Marchese, tengo a precisare che nel nostro ordinamento penale insiste una delle tutele più importanti per l'esercizio dell'azione penale, fermo baluardo dell'indipendenza della magistratura e, de iure, della polizia giudiziaria. Faccio riferimento a quanto sancito dall'art. 329 del codice di procedura penale (segreto istruttorio), che mira proprio a tutelare casi di intromissione di soggetti esterni (istituzionali o meno) nella fase delle indagini preliminari, secretate sino all'esercizio dell'azione penale da parte del P.M. (richiesta al G.I.P. di archiviazione o di rinvio a giudizio).
    Pertanto, ritengo che lo "status militis" dela Polizia Giudiziaria sia ampiamente confacente a quei criteri di imparzialità, riservatezza e professionalità propri degli organi di cui si avvale la magistratura per lo svolgimento dei propri compiti istituzionali.
    Inoltre, desidero aggiungere che non vi è alcun ampliamento dei poteri e dell'autonomia della polizia giudiziaria.
    Se si escludono i reati di competenza del giudice di pace (Decreto Legislativo 28 agosto 2000, n. 274) per i quali furono assegnati specifici criteri di autonomia da parte della p.g. nell'espletamento delle indagini preliminari, nulla è cambiato per i reati a competenza ordinaria.
    Tra l'altro, da addetto ai lavori, ritengo che se non fosse proprio per l'autonomia della polizia giudiziaria nella ricerca delle notitie criminis, avremmo molta più delinquenza nel nostro Paese. Del resto, nel momento in cui le indagini richiedono l'attivazione di mezzi di ricerca delle prove ben più invadenti, è necessario richiedere al P.M. le dovute autorizzazioni, e da quell'istante il magistrato diventa il dominus dell'attività istruttoria.
    Cordialmente.